Sempre più frequentemente osserviamo bambini con la testa asimmetrica e sempre più spesso si vedono genitori smarriti che, quando si rendono conto del problema, non sanno come affrontarlo e a chi potersi rivolgere. Apprendono il termine Plagiocefalia, di cui ignorano ilsignificato, e soprattutto quali conseguenze possa avere nello sviluppo futuro del loro bimbo. Molte volte questa situazione viene sminuita, ignorata ed etichettata come problema estetico che si risolverà con l’andare del tempo.

Plagiocefalia cause e trattamenti osteopatia craniosacrale

In questo articolo vedremo di capire quali sono i tipi di plagiocefalia e come l’approccio dell’osteopatia craniosacrale, associato agli esercizi e magari anche alla fisioterapia, possa fare la differenza nello sviluppo futuro del neonato.

Che cos’è la plagiocefalia? troviamo una definizione chiara…

Il termine plagiocefalia deriva dal greco plagios “obliquo, trasverso” + kephalé “testa” ossia deformazione della testa. Rientra tra le asimmetrie cranio-facciali che si verificano durante i primi mesi di vita del neonato. Nello specifico ne esistono tre tipologie:

  • Plagiocefalia: testa a forma di parallelogramma con asimmetria del viso
  • Brachicefalia: zona posteriore piatta (definita a colpo d’ascia) con viso simmetrico
  • Dolicocefalia: testa allungata.

Tuttavia il termine plagiocefalia risulta essere il più diffuso e viene genericamente utilizzato per descrivere tutti i tipi di deformazione della testa.

Queste alterazioni sono tipiche del neonato perché le sue ossa sono ancora estremamente malleabili, le suture tra un osso e l’altro devono ancora in gran parte ossificare e la presenza delle fontanelle (sia le maggiori che le minori) consentono al cranio una grossa capacità di adattamento. Questa particolare caratteristica di deformabilità è essenziale per consentire alla testa di passare nel canale del parto e per permettere al cervello di crescere dilatando via via il cranio del bimbo. Contemporaneamente però questa malleabilità diventa anche un punto critico quando ad esempio il bimbo tende ad appoggiare unicamente sempre la stessa porzione di cranio. Questa situazione può portare a un’ alterazione della testa che tenderà ad assumere la forma della superficie d’appoggio per effetto sia del suo stesso peso che della forza di gravità.

Quali sono le cause principali che portano a questo problema?

Dobbiamo ricercare le cause di questa problematica sia prima che durante che dopo il parto. Se il problema si struttura in epoca pre-natale possiamo pensare ad una causa di mal posizionamento del feto, condizione che impedisce movimenti liberi all’interno dell’utero. Questa limitazione, nei movimenti, lo costringe a mantenere dei punti di appoggio che limitano lo sviluppo del cranio in quella direzione.

Abbiamo poi cause legate al parto come ad esempio: un travaglio molto lungo e complicato, la rottura molto precoce delle acque, l’utilizzo di stimolazioni attive (fettuccia, ossitocina…) che aumentano la compressione a livello cranico, torcicollo muscolare da stress, l’uso di strumenti come forcipe e ventosa.
Le cause nettamente più frequenti sono quelle post parto. Le indicazioni per la prevenzione delle morti in culla impongono che il bimbo debba dormire da subito unicamente a pancia in su. Questo fattore, abbinato alle piccole asimmetrie di rotazione che può avere un bimbo e associato alle molte ore che i bimbi di pochi messi passano dormendo, porta a una condizione di appoggio sempre sulla stessa parte. Questa zona diventerà via via più piatta e quindi via via più stabile nell’appoggio e quindi difficile da variare.

Come possiamo riconoscere una plagiocefalia?

Possiamo guardare la testa del bambino dall’alto e da dietro: a volte il viso è simmetrico (occhi, bocca ben allineati), invece posteriormente vi è una zona piatta.

Se posizioniamo una mano sulla zona posteriore della testa sentiremo se una parte o entrambe sono piatte: appena nato la deformazione è poco visibile, ma quando il neonato cresce diventerà più evidente.

Possiamo osservare la fronte, verificare se un lato è più o meno prominente dell’altro, la forma degli occhi, se uno è più grande e più aperto, mentre l’altro più piccolo e chiuso.

Osserviamo la posizione di mandibola e bocca, se sono allineate o deviate ma, cosa più importante dobbiamo osservare sempre da dietro e dall’alto le due orecchie, se sono allineate oppure un orecchio è più avanti e uno più indietro. Quest’ultimo è l’aspetto che possiamo utilizzare anche per valutare la gravità ma soprattutto l’andamento della plagiocefalia nel tempo. Possiamo misurare la distanza tra il trago dell’orecchio e la spina nasale anteriore da una parte e poi dall’altra e confrontarne i valori. Con il trattamento e le manovre proprie dell’osteopatia craniosacrale la differenza dovrebbe diminuire.

Che conseguenze può avere a lungo termine una plagiocefalia?

La deformazione prende tutto un lato del cranio. Quando si appiattisce la zona posteriore di destra avremo una deformazione dell’occipite e del parietale dx, una spinta in avanti del temporale di destra che andrà a perdere mobilità lungo tutta la rocca petrosa e quindi nei suoi rapporti articolari sia con l’occipite che con lo sfenoide fino a spingere la grande ala dx a ridurre il proprio movimento rispetto allo zigomo e al frontale. Tutte queste modifiche anatomiche andranno ad influenzare le strutture che da queste zone escono dal cranio o che qui trovano inserzione come rispettivamente fanno i nervi cranici (IX, X, XI, XII, V3,V2,V1) e i muscoli che arrivano all’occipite e al temporale.

Le possibili conseguenze a breve e lungo termine non rappresentano solo un problema estetico, ma possono comportare disturbi come:

  • difficoltà di suzione, di deglutizione (per interessamento di alcuni nervi che passano a livello della base del cranio);
  • disturbi come reflusso e problemi intestinali (per interessamento di un nervo che passa alla base del cranio);
  • torcicollo posturale;
  • scoliosi del lattante;
  • possibili conseguenze a livello motorio e cognitivo.

Molti studi hanno dimostrato che sia il ritardo motorio sia quello cognitivo sono associati a plagiocefalia (Miller e Clarren, 2000; Panchal et al., 2001; Kordestani et al., 2006; Speltz et al., 2010; Collett et al., 2011, 2013; Fontana et al., 2016). Sebbene l’attuale letteratura medica contenga molti studi che mostrano correlazione tra plagiocefalia e ritardi di sviluppo, nessuno studio dimostra la causalità in:

  • possibili difficoltà nel linguaggio
  • asimmetria cranio-facciale con sviluppo asimmetrico della mandibola (malocclusione nella dentizione primaria nei bambini con e senza plagiocefalia deformativa)

Che cosa possiamo dedurre da tutto ciò?

Come abbiamo detto la deformazione del cranio di un neonato è molto veloce a causa della sua plasticità, quindi la valutazione e il trattamento devono essere fatti il più precocemente possibile. Evidenziamo come l’osteopatia cranio-sacrale e i relativi trattamenti effettuati su neonati e bambini affetti da plagiocefalia abbiano un’altissima percentuale di completo successo. Dato facilmente rilevabile dalle ricerche e dagli studi clinici effettuati.

Il nostro compito come osteopati, oltre a valutare e trattare i bambini che vengono in studio, è anche quello di fare informazione. Perché non siamo in competizione con il pediatra, con l’ostetrica, con la consulente dell’allattamento o con i medici in generale. Auspichiamo invece la creazione di una rete di professionisti che generi e quindi consenta una valida ed efficace collaborazione in grado di valutare precocemente le cause del problema e poi fornire efficaci consigli e indicazioni su chi possa essere la figura più idonea al trattamento. In poche parole, un’équipe in grado di collaborare e interagire con lo scopo di prevenire tutte quelle conseguenze a lungo termine che altrimenti il bimbo potrà portarsi dietro crescendo.

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