Assoluto: di cui l’esistenza o la realizzazione o il valore è indipendente da condizioni di tempo, di spazio, di conoscenza.

Universale: che si estende all’universo intero, che abbraccia la totalità degli esseri e delle cose. L’essere universale: il divino.

La regola dell’arteria è assoluta, universale: non deve essere ostruita, a rischio di vedere apparire la malattia. Ho asserito qui e là che i nervi dipendono completamente dal sistema arterioso per le qualità quali sensibilità, nutrimento movimento, mentre per la legge della reciprocità i nervi forniscono forza, nutrimento e sensibilità all’arteria stessa, e ho asserito inoltre che il corpo dell’uomo è la farmacia di Dio e che ha al suo interno tutti i liquidi, droghe, lubrificanti, oppiacei, acidi e antiacidi, e ogni tipo di droga che la saggezza di Dio ha pensato necessari al benessere e alla salute dell’uomo” (Autobiographie, op. cit. pp 163-164)

Quando avete lavato il corpo di tutta la sua sporcizia, evacuato tramite gli apparati emuntori, siete allora pronti per nutrirlo attraverso le arterie” (Autobiographie, op.cit. p. 192)

Secondo gli iatromeccanisti l’uomo era un assemblaggio di pulegge, corde e ingranaggi, e la patologia era il risultato di uno sregolamento meccanico. Secondo Borelli (1608-1679) matematico, filosofo, astronomo, medico e fisiologo italiano, il fluido contenuto nei nervi penetrava rapidamente nella materia muscolare gonfiandola, avvicinando così le due estremità e spostando le ossa. Baglivi (1668-1707) medico a Ragusa- (oggi Dubrovnik, in Croazia), erede di Borelli, pensava che “l’elemento funzionale di tutti i tessuti fosse la fibra”, che aveva “la proprietà di contrazione e rilasciamento”. Egli individuò l’esistenza di fibre carnose, provenienti dal cuore, che presiedevano alla formazione di tutti i tessuti muscolo scheletrici (ossa, cartilagini, tendini…) e una fibra membranosa proveniente dalle meningi che formava le fibre degli altri tessuti, visceri, vasi eccetera. Baglivi considerava che il cuore e le meningi fossero due pompe di liquidi che irroravano queste fibre. Il cuore pompava il sangue che si distribuiva a tutte le fibre carnose e le meningi contraendosi ritmicamente spingevano il liquido cerebrale nei nervi, fino alle loro estremità ultime. (Trattato di medicina osteopatica, Storia e principi dell’Osteopatia ai suoi inizi, op.cit. p.123).

Possiamo già sentire attraverso queste prime scoperte le grandi linee della teoria di W. G. Shuterland, che sviluppò il concetto craniale e la circolazione del liquido cefalo rachidiano, cosi come il primo principio dell’Osteopatia enunciato da A. T. Still per cui “la regola dell’arteria è suprema”. In questo concetto della iatromeccanica l’anima è completamente separata dal corpo. Tutte le funzioni del corpo sono automatiche. Il sangue contiene globuli che vanno a situarsi nei diversi organi per sostituire parti usurate o per favorirne la crescita. Un’ostruzione allo scorrimento del liquido impedirà il rinnovamento dei pezzi della macchina umana e gli organi del corpo si sregoleranno.

Tutto questo può sembrare semplicistico, ma è interessante calarsi nel pensiero dell’epoca per capire l’evoluzione del pensiero di A. T. Still.

Sebbene interessato dal lato “meccanico” del concetto iatromeccanista Still trovò insufficienti i modelli precedenti. Per lui infatti:

“Il sangue e i nervi erano portatori di un principio vitale che lui chiamerà “i fiumi della vita”, e ogni globulo rosso, ogni seme del “blood seed” è investito di un’intelligenza perfetta della sua funzione ultima. Secondo Still liquidi e nervi, arrivati alla periferia costruiscono attivamente i tessuti, strutture come funzione, e la costruzione dei tessuti locali è fatta in armonia con tutte le costruzioni tissutali fatte altrove, grazie all’orchestrazione dei centri nervosi superiori.” ((Traité de médecine ostéopathique, Histoire et principes de l’Ostéopathie à ses débuts, op. cit. p. 128.)

 Still riprenderà, nell’introduzione del suo “Osteopathy, Research and Practice”, ciò che gli iatromeccainisti avevano enunciato nel diciassettesimo secolo: “penso che l’Osteopatia sia una scienza che non può essere spiegata se non attraverso dei fondamenti meccanici” (Ostheopathie, Recherche et pratique, op.cit p.2)

“Considero che l’uomo costituisca la risposta alla domanda-La natura prova la sua perfezione nella sua opera? Io dico sì, e tratto il corpo umano come una macchina dovrebbe essere trattata da un meccanico” (Ostheopathie, Recherche et pratique, op.cit p.26).

Nella sua Autobiography, continua con il pensiero degli iatromeccanisti:

“Così, se i canali di approvvigionamento del corpo sono ostruiti, e i flussi distributori di vita non raggiungono le loro destinazioni trasportando tutti i corpuscoli della vita, può insediarsi una malattia (…) in tali circostanze un osteopata eliminerebbe l’ostruzione con l’applicazione delle leggi infallibili della sua scienza, e la tendenza dell’arteria a compiere il lavoro necessario farà il resto.” (Autobiography, op.cit. p.326).

“Un corpo perfettamente corretto che produce un sangue puro e abbondante, rilasciato in tempo utile e in quantità sufficiente per rispondere a tutte le esigenze dell’economia della vita, ecco cosa può darvi al posto delle droghe un osteopata che conosce il suo lavoro” (Autobiographie, op. cit. p.299).

Dopo quelle del ”tutto chimico“ il “tutto meccanico”, una terza corrente arrivò per moderare gli eccessi delle correnti di pensiero precedenti. L’uomo era animato da un principio vitale che irrorava tutte le strutture del corpo. La patologia era una risposta del principio vitale ad una limitazione esterna o interna.

Nel suo Autobiography, Still ci rivela che nel 1874 adottò il punto di vista per cui il sangue vivo brulica di corpuscoli vivi che sono trasportati verso tutte le parti del corpo.

Impedendo la corrente del sangue si lascia il fiume della vita per entrare nell’oceano della morte. Ecco la scoperta.

Le arterie portano il sangue della vita e costruiscono l’uomo, l’animale e tutti gli altri corpi.

Le arterie vive costituiscono il mondo, riempiono ogni spazio e formano le nuvole.

Altri articoli di Jean-Luc Sagniez